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Intervista ad "Alias" (18/04/2007)

Caro Maurizio, immagino tu sia stufo di rispondere a domande su “Problèmes d'amour” e sull’italo disco (visto che ti sei occupato di moltissime altre cose durante la tua lunga carriera) ma “purtroppo” il mio articolo tratterà appunto di italo disco, electro e new wave italiana J grazie mille per la tua disponibilità! 

1) Sei stato uno dei protagonisti dell’italo disco. Che ricordi hai, belli o brutti, di quell’epoca e di quel genere musicale? Deve essere stata una soddisfazione enorme per voi artisti italiani aver successo in tutto il mondo, non era successo spesso prima di allora no? 

Beh... a parte Domenico Modugno, Natalino Otto... Giuseppe Verdi :-)) 
L’Italo-Disco (che allora non si proponeva con questo nome) significava lavorare per il mercato mondiale su un genere di successo, la disco. Quindi era più facile avere successo in tutto il mondo che nel caso, ad esempio, dei cantautori italiani,.
Quanto ai miei ricordi dell’epoca, sono più legati alla Firenze rock e new-wave piuttosto che alla disco. Per la verità quella musica (l’italo-disco) spesso mi faceva orrore, ma in realtà non conoscevo i brani più originali e meno commerciali, che oggi sono considerati dei classici.

2) In Italia invece molti artisti del tempo, incluso te, non hanno avuto questo gran successo, vero? Perché secondo te? E questa cosa ti dispiaceva o ti lasciava indifferente?

E’ vero, le cose migliori italiane all’epoca venivano ignorate. Perchè non somigliavano ai brani esteri di successo (e questo però le faceva apprezzare all’estero ovviamente).
Questa cosa mi dispiaceva, anche perchè allora avevo una mentalità molto provinciale fiorentina, non parlavo inglese e non desideravo emigrare. Quindi mi sono dovuto adattare.

3) Ho letto in diverse interviste che in realtà non sai un gran fan del genere… e che anzi non ti piace nemmeno essere definito italo disco, è vero? C’è qualche artista italo che ti piace o con cui eri amico allora? C’era collaborazione tra i vari musicisti?

Qualcuno mi accusava di snobismo, ma in realtà non ce la facevo a digerire la grezzezza di quel tipo di produzioni. La maranza italiana, per capirci. Se ti ascolti i cataloghi italo tipo Nero&Blanco è peggio della tortura di Dozier... Ovviamente nel mezzo c’erano delle perle, dei capolavori di semplicità e creatività, come Spacer Woman di Charlie che sono considerati oggi dei classici senza tempo
Marzio Benelli, il produttore e proprietario del mitico studio M di Calenzano dove realizzai Problèmes d’Amour, era un grande amico e mi introdusse un po’ nel giro della dance degli 80s. Facevo il programmatore di bass-lines col TB303. Wanna lotta love di Massimo Barzotti è una mia marchetta dell’epoca. Comunque ero troppo pazzo e strano per quel giro....

4) Hai dichiarato di aver scritto “Problèmes d'amour” soprattutto per fare soldi… hai fatto soldi davvero con quel disco? J è vero che non la consideravi (consideri) una grande canzone? 

No no! Non è vero. L’ho sempre considerata una grande canzone, sia per il testo che per la musica. E’ un brano che anche se suona semplice è in realtà complesso, modula 3 volte e ha un’aria blues anche se non lo è. C’è molta fusion dentro, i miei studi di jazz e un lungo ascolto di jazz-rock nei 70s.
Ma non l’ho mai considerato un gran brano dance. La versione che suono adesso l’ho dovuta rimaneggiare alquanto per poterla inserire nel mio DJ-Set.
Quanto ai soldi, no, non fece un granchè, è sempre stato più un brano di culto che di successo. Ma non mi lamento, è durato più a lungo.

5) È vero che “Problèmes d'amour” ha ispirato la nascita della musica house? Cosa si prova ad aver prodotto uno dei dischi dance più influenti di sempre?

E’ gratificante, ovviamente, ed è anche comodo perchè è tutto più facile nel lavoro. E’ una fama piccola ma solida e l’approccio con il music business mi è ora più naturale e rilassato. Ho anche un’età per cui anche sono meno stressato dalla voglia di successo, e quindi tutto è più semplice.
Che abbia ispirato la house.... mah? Ha ispirato l’Electro, senza dubbio.

6) Come mai poi hai abbandonato l’electro che ti aveva reso celebre per altri generi, tipo la world music?

Fino a poco tempo fa avevo sempre bisogno di qualcosa di nuovo, senza per questo disdegnare quello che avevo fatto fino ad allora, ma, per così dire, posteggiandolo lì perchè avevo da esplorare altri mondi. Poi tutto rimane, non è che esce di scena per sempre, torna su quando è il momento. Come per la world music, chissà....

7) Quando esce la ristampa di “Problèmes d'amour” distribuita da Clone?

Ci sono i promo a giro da un pezzo. Quindi è questione di poco...

8) È vero che Carl Craig non ha pagato un centesimo per il suo remix??

E’ vero, ma noi adesso l’abbiamo pubblicato nella raccolta di tutte le versioni in CD che esce per Materiali Sonori. Quindi abbiamo fatto pari.

9) Personaggi punta del movimento electro attuale ti adorano, vedi Miss Kittin (che ha incluso la tua “Dance Boy Dance” in “Radio Caroline”), The Hacker e Kiko ovviamente, e tanti altri, soprattutto della Gigolo. Che effetto ti fanno queste dichiarazioni d’amore? Te le saresti mai aspettate? 

Grazie a Miss Kittin la gente ha capito che, prima di tutto esistevo veramente, in secondo luogo che non avevo fatto soltanto un brano nella vita. E’ stata praticamente l’artefice del mio ritorno.
Scoprire questo ambiente musicale è stata la parte migliore di questa mia recente esperienza come DJ. E’ un ambiente completamente diverso da quelli che avevo vissuto in precedenza, come il rock o la world music. Gli artisti qui sono molto più aperti, meno pretenziosi e c’è molta collaborazione. E’ stata una bellissima sorpresa.

10) Ho visto che stanno ritornando sulle scene personaggi come Den Harrow e Sandy Marton. Anche loro erano al tempo considerati “italo disco”, un calderone in cui erano buttati senza distinzione i divi del Festivalbar (Sabrina, Spagna) e artisti underground come Krisma, Gaznevada, NOIA etc. artisti di ben altro valore e più legati alla new wave. Questa cosa ti da/dava fastidio? Pensi che l’italo disco in Italia non sia stata presa sul serio “per colpa” di questi personaggi poco credibili artisticamente parlando? Den Harrow nemmeno cantava nei propri dischi… E quindi qual è la “vera” italo disco? Sabrina? Robotnick? I Krisma? J 

A mio parere il fenomeno “Italo” non è comprensibile qui dall’Italia. Devi ballare la Italo in un piccolo club nordico per capirla. C’è un misto di divertimento, ironia e struggimenti romantici (ma non quelli troppo pacchiani). Il pacchiano comunque è vissuto con ironia e mixato con classici bellissimi. E’ uno spirito particolare, molto divertente.
Ma in generale non c’è molto spazio per quelli che all’epoca erano famosi, tutti i brani più belli suonati oggi erano a me allora sconosciuti.

11) Quali dischi di quel periodo si sono conservati bene? Cioè, hanno un loro perché anche oggi oltre al valore affettivo-nostalgico…

I brani belli si conservano bene, stupido a dirsi ma è la verità. Ci vuole un po’ di tempo per comprenderli a pieno. Magari una ventina di anni. Poi succede che certe cose che allora suonavano “fresche” oggi suonano datate, mentre cose che erano particolari anche per l’epoca, tendono a diventare classici.

12) cosa ti ha spinto a ritornare all’electro nel 2002 con “Oh no!Robotnick!”? Vedere quanti artisti attuali ti ammirano? Fare soldi? Nostalgia? J 

Ci sono stato riportato a forza dai fans. E poi era passato già abbastanza tempo per potermi divertire di nuovo.

13) Ma “My la(te)st album” non è davvero il tuo ultimo album vero? Anche viste le ottime recensioni J ho letto che per farlo hai usato quasi esclusivamente la stessa attrezzatura (synth analogici e drum machine) che avevi nei primi anni ’80, è vero? Devo ammettere che mi aspettavo un suono molto più eighties e retro, invece il disco suona attualissimo. È vero che è stato ispirato dai tuoi dj set dove mescoli stili diversi?

Come raccolta di molti brani penso che è l’ultima. Ho più voglia di dedicarmi a dei singoli adesso. E’ vero che ho usato gli strumenti che avevo all’epoca, e che ho ricomprato qualche anno fa. Ovviamente integrandoli in un sistema di produzione attuale. Data la mia storia adesso ho un limite fisico al numero di cavi che girano nello studio...;-)
Facendo il DJ, soprattutto col laptop come faccio io, hai il vantaggio di poter sperimentare certe cose dal vivo. Quando compongo nel mio studio di campagna non mi è però facilissimo rientrare nello spirito da club. Quindi ciò che ottengo è un ibrido che ha la dance come origine ma in fondo è fatto per essere ascoltato, inserito in un album.
Il CD inoltre è uno strumento comodo per ascoltare musica in macchina o a casa
Per i clubs farò uscire dei remix su vinile.

14) Come mai hai deciso di fare il dj? Cosa caratterizzano i tuoi dj set?

Questo davvero per soldi. Ma come a volte succede mi ci sono appassionato una cifra. Era una esperienza nuova e questo mi eccitava, lo fa ancora. Ho poi trovato il mio modo personale di essere DJ, perchè ho sempre bisogno di seguire una mia strada nel far le cose.
Quando suono seguo un filo attraverso alcuni generi di musica elettronica, dall’electro-house alla acid e talvolta anche la Italo e la New Wave. Ma tutto è rieditato da me all’origine e quindi suona più coerente.

15) Ho notato leggendo il tuo sito e le tue interviste un forte vena ironica… pensi che questa ironia sia una componente essenziale per capire Robotnick e in generale l’italo disco? Hai anche dichiarato che in Italia negli anni ’80 “c’era una grande gioia nel vivere il dark”…

Sì, non riesco a prendere sul serio le cose più di tanto. Anche gli 80s li avevo vissuti con ironia, come il “vieni bambino bambina ti regalo una bustina” degli Avida (1982).
La new-wave degli 80s suonava e suona formalmente deprimente, soprattutto le strutture armoniche, ma lo spirito con cui era fatta ed eseguita era duro ed eroico o ironico e disincantato, ma mai veramente triste.

16) a proposito di ironia, mi parli un po’ di ITALCIMENTI e “Under Construction”?

E’ una cosa buffa fatta col mio amico Lapo Lombardi. E’ abbastanza una presa di giro, ma in dei punti suona seria. Non ho ben capito cosa abbiamo fatto, sinceramente. Devo riascoltarlo fra 15 anni...

17) ringrazi nell’album nuovo Alden Tyrell, siete amici?

Ho incontrato veramente tanti DJs e artisti in questi ultimi 4 anni. Come dicevo prima sono rimasto ammirato dalla spontaneità e apertura di tantissimi di loro. E’ un ambiente in cui i rapporti sono normali, che non è poco.
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Ho no...Robotnick! Intervista 
in Italiano


Ciao Maurizio. Cominciamo con una retrospettiva della produzione sotto lo pseudo Alexander Robotnick... Innanzitutto perchè questo pseudonimo? 

Alexander Robotnick vuol dire Alessandro il lavoratore in Russo. Mi immaginavo Robotnick come il classico artista Russo rifugiato in Francia. Questo mi permetteva di legare la lingua francese, la mia preferita all’epoca, con un idea di costruttivismo sovietico, anche nella grafica e di tecnologia rude ma funzionale. Era un espediente. Io riesco a cantare solo se ho un personaggio teatrale da interpretare. Raccontare direttamente i cazzi miei mi sembra troppo volgare e invasivo per gli altri, a meno di non essere un vero poeta… 
Cosa è cambiato sotto il profilo dell'ispirazione e sotto quello tecnico dal tuo primo disco ad oggi? 
Sotto il profilo dell’ispirazione niente, nel senso che all’ispirazione non ci ho mai creduto, né ho mai aspettato di essere “ispirato” per mettermi a fare un brano. Io credo nel talento e nel lavoro, l’ispirazione è una categoria romantico-borghese che serve a de-responsabilizzare l’individuo e a togliere agli artisti il merito di ciò che creano (come dire, mica è merito suo, è successo perché gli è arrivata l’ispirazione…). Poi, come dice il proverbio, non tutte le ciambelle riescono col buco (tranne ai pochi grandissimi).

Sotto il profilo tecnico, per fortuna è cambiato tutto. E’ finita l’epoca in cui per produrre musica occorreva una grande quantità di danaro. Oggi chiunque con un semplice personal computer può fare musica di alto profilo, se ha le palle per farlo. Per me la cosa bella del computer è che mi ha riportato all’epoca pre-midi, quella in cui ho esordito come artista. Io considero l’era MIDI come il medioevo della musica elettronica, e infatti io personalmente mi ci sono trovato malissimo. Vedere queste pile di moduli con migliaia di suoni, tutti bruttini mi faceva venire il mal di pancia, e per lungo tempo non ho prodotto niente di decente. Il PC con i suoi software synts mi ha fatto ritrovare lo spirito originario proiettandomi anche nel futuro.
E dell'esperienza Hot Elephant Music, cosa ci racconti? 
Dopo l’11 Settembre misi sul mio sito una compilation di brani miei in formato mp3 liberamente scaricabile con il titolo di “Shanti compilation”. Veniva un sacco di gente a scaricarla. Dopo qualche tempo aggiunsi un piccolo form, senza obbligo di registrazione, con una semplice domanda : lo comprereste un CD da me? Molti rispondevano di sì. Da lì è venuta l’idea di Hot Elephant Music. Alla prova dei fatti però…la gente viene, scarica quello che trova ma comprare non compra quasi nessuno. Quindi l’idea iniziale di sostenere una ricerca artistica e un lavoro artigianale attraverso la vendita diretta è stata per ora un fallimento. HEM rimane come piccolissima label tradizionale che vende in modo tradizionale, cioè con la lunga catena lenta e rischiosa che parte dal produttore per arrivare al negoziante e al consumatore finale. Molta gente, poco guadagno, rischio molto alto.
Poi lo sai come funziona qui in Europa. Appena provi a fare qualcosa di tuo sei un “imprenditore” e lo Stato ti si avventa addosso per farti a pezzi con le tasse. Se non hai grossi capitali non hai speranza di uscirne vivo.
Quindi sinceramente non so se vale la pena…vedremo. Certo, meglio che essere “signed” sotto qualche etichetta, quella è roba senza speranza (cioè, va bene come hobby ma non certo per viverci a meno che non sei un dj o fai la musica di Sanremo).
Veniamo al nuovo album, partendo da quell'esclamazione -come dire- afflata. Oh no... robotnick! E' ciò che dovrebbe esclamare chi va a comprare il disco o cosa? Oppure sancisce una svolta verso una produzione impegnata e impegnativa... 
Saska di De-Bug Magazine è quello che ha capito meglio di tutti il titolo : “Oh no…un'altra leggenda degli anni ottanta che viene a distruggere il suo mito”. Inoltre non scorderò mai la faccia costernata di un ragazzo americano che arrivando ad un full moon party a Goa esclamò : “Oh no…electronic music!”
Una delle idee più simpatiche e "incisive" è Supermarket con la lista della spesa della signora tedesca e il contrasto con il bambino indiano che non possiede neanche una penna e forse neanche un istruzione. 
Ci sono alcune metafore incastrate una nell’altra. La più ovvia riguarda l’opulenza occidentale in confronto alla “povertà” dei paesi in via di sviluppo. L’altra riguarda la perdita di cultura che il consumismo della società opulenta si porta dietro (ma non ci avevano promesso il contrario?). Infatti il bambino chiede una penna, appunto (da mangiare ce l’ho, grazie). Ma il tutto è anche una bufala, perché “give me a scool pen, please” è anche la frase preferita dai bambini indiani per prendere per il culo i turisti fessi occidentali…
Altro brano funzionale e "fotografico" della società in cui siamo calati. Je t'envoie. Una curiosità. qual è l'SMS più stupido che hai ricevuto? 
Per fortuna sono fuori dal giro delle barzellette su sms. Gli unici messaggi stupidi che ricevo sono le offerte della tim.
E qui viene fuori un altro problema sottovalutato da una parte iperinflazionato dall'altro: quello dell'incidenza dei nuovi supporti tecnologici sulla comunicazione... come percepisci l'impatto delle tecnologie "per" la comunicazione sulla generazione odierna e la tua? 
La più grossa rivoluzione nella comunicazione ha già un secolo e si chiama telefono. L’altra, che esiste da quando esiste la storia, si chiama posta Tutto ciò che è successo dopo non ha aggiunto niente al concetto, ha solo aggiunto funzionalità, risparmio e praticità, tutte cose a mio parere positive. Quindi non vedo perché queste tecnologie debbano avere un particolare impatto sulla comunicazione. Se poi la gente non sa più scrivere correttamente, la colpa non è dell’e-mail o degli sms, ma del sistema scolastico.
La parola "essere" è oggetto del dubbio di Duchamps. Qualcuno ha proposto di sopprimerla dai vocabolari, i cosiddetti neoisti propongono di sostituirla con il verbo "apparire" (to seem in inglese). Una quisquiglia intellettuale, forse. Ma forse di inezie non si tratta. Cosa ne pensi a riguardo
Aih aih, qui si va sul complesso e non ho studiato abbastanza. La frase comunque è completamente estrapolata dal suo contesto (l’intervista si riferiva al concetto di avanguardia) e l’ho usata come metafora della mia produzione artistica. Per molti infatti non è facile comprendere come si possa passare dall’electro alla musica Kurda o Indiana, dal Lounge al Rai Algerino. La mia risposta è : “Di ciò che sono non mi preoccupo, metto in dubbio la parola essere”.
Hai mai maledetto il giorno in cui la spina (il plug) fece ingresso nella presa di corrente? 
Avrei maledetto di più il giorno in cui le mie dita fossero entrate in una presa di corrente. No, a dir la verità ho sempre avuto un buon rapporto con l’elettricità, a parte le…bollette.
In Alienation, parti dall'ideologia per arrivare all'alienazione. In quale accezione intendi la parola "ideologia", altro termine tanto abusato da inorridire i più al solo pronunciarla? ci spieghi il passaggio "logico" che, di fase in fase, porta all'alienazione, scandito da quella voce in alienation? 
L’ideologia (lo “spettacolo” per G.Debord) si sta affermando come l’attuale equivalente generale delle merci. In una società dove la produzione di merci si fa sempre più astratta l’adesione a modelli ideologici è la condizione necessaria per non essere tagliati fuori dal processo produttivo. Questa situazione è particolarmente sofferta dagli artisti. La politica è contemporaneamente la fabbrica e la banca di tale produzione astratta. L’ipocrisia, intesa come compimento della separazione dell’uomo dalla sua vita rappresentata, è la condizione mentale che ne rende possibile l’accettazione. Il consumismo è la pratica di tale separazione. La saturazione è il risultato di un processo di accumulazione ideologica. Nichilismo, terrorismo, pazzia e alienazione sono le conseguenze di tale processo.
Perchè hai scelto un elettrofunk con "equipaggiamento" piuttosto risicato e con effettistica essenziale per questo album? 
Trovi? Qualcuno mi accusa di aver tradito il mio proverbiale minimalismo elettronico…Comunque l’idea era di riprendere il lavoro dove l’avevo lasciato vent’anni fa. A volte porsi dei limiti è utile. Sai, dopo vent’anni di musica e dopo aver lavorato con musicisti di ogni genere e cultura è molto facile partire per tangenti di ogni sorta. Quindi obbligarsi a lavorare solo con certi suoni finisce per essere stimolante sotto il profilo artistico.
Saint-John Perse diceva sulla condizione giovanile "E se vicino a noi un uomo viene a mancare al suo volto di vivo, a forza gli si tenga la faccia al vento!". per Alexander Robotnick, il cui referente principale potrebbe essere un "giovane", tale denominazione non suona come segregazionista? Dai libri di hesse fino ad orpelli letterari sul piano dei vari "vadovetiportailcuore", perchè si rappresenta la ricerca dell'Essere come un assillo??? 
A partire dalla metà del secolo scorso comincia ad affermarsi la categoria dei “giovani” come uno status particolare di consumatore. Prima il “giovane” non era preso in considerazione dalla società mercantile perché squattrinato per eccellenza, sia che fosse di buona famiglia o di umili origini. Negli anni ’60, in Occidente, con la società del benessere, i giovani consumatori cominciano a rappresentare una quota importante di mercato. E’ allora che si sviluppano una serie di studi sociologici sulla condizione giovanile che, visti con un’ottica disincantata, non sono altro che ricerche di mercato.
Quanto alla letteratura, a partire dall’ottocento comincia ad affermarsi la bufala idealistica di una purezza giovanile a disagio nell’ingresso nella società corrotta degli adulti. Ci sono cascato anch’io a suo tempo.
Ciò che è esasperato oggi, non è tanto la ricerca dell’Essere (che rimane una nobilissima sega mentale senza tempo) quanto la forsennata ricerca di nicchie merceologiche su cui impiantare mode, stili di vita e nuove merci di consumo. Ormai comunque raschiano il barile.
Quanto a me, sia da giovane che da vecchio, come consumatore sono sempre stato una frana, infatti non ci ho mai avuto una lira in tasca….
E come produttore di merci per il mercato giovanile…mah, sinceramente né ieri né oggi ho mai pensato alla mia musica in questi termini.

 

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Guido Siliotto (Il Tirreno) 01/06/2007

- Com’è andata a New York?

Va sempre piuttosto bene, a volte c’è più gente a volte meno però sono sempre serate divertenti. Il tour è stato un po’ massacrante, volando di quà e di là. Però poi trovavo sempre un accoglienza calorosa che mi ripagava. Onestamente non avrei mai immaginato di girare così tanto..

- Giri il mondo. Dove ami suonare maggiormente e dove trovi l’accoglienza più calorosa?

A Dublino, a Barcelona, a Londra, ma anche in un sacco di altri posti. In alcune città ho già suonato diverse volte per cui sono in amicizia con promoters e DJs, e questa è la parte migliore della storia.

- Del resto tu sei uno dei pochi italiani che viene citato dagli artisti stranieri…

Mah… nel genere di musica che suono sono tenuto in buona considerazione, ma in altri generi sono altri italiani più noti all’estero. Io appartengo tutto sommato ad una nicchia..

- Sei un maestro per molti, ma chi sono stati i “tuoi” maestri? 

- I miei maestri sono quelli di un ragazzo che ha cominciato ad ascoltare musica negli anni 60, quindi tutto. Ma quando ho cominciato a produrre musica era il periodo che ascoltavo molta New Wave e Electropop Inglese. Non ascoltavo “disco-music” allora.
I Kraftwerk comunque sono i maestri di tutti…

- E chi ascolti adesso?

Adesso ho due orecchi, uno per la musica che suono come DJ, e l’altro per le cose che mi piacciono da sempre: Il Jazz degli anni 60 e il rock degli anni 80

- Che rapporto hai coi tuoi brani storici? Li riascolti volentieri, sei fiero che la gente continui a ballarli? E qual è il segreto di questa longevità?

Ovviamente per lungo tempo li ho odiati, ma adesso mi piacciono di nuovo e ne sono fiero.
E li suono anche quasi sempre, divertendomi ancora.
La longevità dipende dal fatto che sono originali, rappresentano un epoca ma non somigliano a niente, quindi risultano sempre freschi.

-
Parlami del tuo nuovo cd: come e nato? Sei soddisfatto del risultato?

Abbastanza, ma come sempre mi occorre tempo per capirciqualcosa. Adesso mi sto concentrando sui remix. I miei album nascono dal fatto che non riesco a stare senza produrre musica, quindi accumulo un sacco di materiale e a un certo punto decido di pubblicare qualcosa.

- “Disco Sick” rischia di diventare un altro classico…

Me l’hanno appena chiesto per un remix.

- e quei suoni vintage? Hai usato vecchia strumentazione? Come mai questa scelta?

Mi sono ricomprato i Synts che usavo nei primi anni ottanta. Il loro suono è ancora molto incisivo e mi ci sento a casa. Oggi, lavorando con il computer, l’uso di questi vecchi strumenti è diventato anche più flessibile e si integra bene col modo di produzione attuale.

- Dimmi qualcosa anche del cd dedicato a tutte le versioni di Problemes d’amour, idea molto divertente e un po’ folle.

Più che altro può essere utile per i DJs che suonano in digitale. E poi è anche un modo ironico per dire, ok that’s all…

- Che tipo di spettacolo dobbiamo aspettarci al Muv? (è un concerto, non un dj-set, vero?)

E’ un misto, come sempre. Usando il laptop riedito e remixo tutte letracce che suono e ci intervengo sopra, oltre a suonare alcuni brani miei, i più classici.

- Che rapporto hai con Firenze e l’Italia?

Fino ad ora non buono. Ma la mia è una storia che succede in tutte le città piccole del mondo. In Italia suono poco, con l’eccezione di Roma dove c’è un ambiente molto vivace.

- Che ricordo hai della Firenze degli anni ottanta?

Molto bello ovviamente, anche perché avevo vent’anni di meno. Le iniziative erano più spontanee, senza tante ideologie e regole e grossi pedaggi da pagare. Quindi c’era un’eccitazione creativa che coinvolgeva tutti, ciascuno a suo modo sentiva di far parte di un periodo di cambiamento.

- Progetti in cantiere?

Adesso voglio dedicarmi di più ai 12” ai remix e alla musica dance. Poi vedremo..;)
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Violent Feelings (24/03/2006)

-Bevenuto su Violent Feelings. Chi si cela dietro lo pseudonimo Alexander Robotnick?

Maurizio Dami, un fiorentino che dopo diverse esperienze fra la politica, l’università e il fricchettonaggio e in età già adulta ha cominciato a fare musica nei lontani primi anni 80.

-Cosa ne pensi della scena italiana? E' in evoluzione?

Tutto è in evoluzione. Ciò che non si evolve vuol dire che è morto. Ciò che purtroppo non cambia è il provincialismo di certi nostri giornalisti musicali per i quali se una band italiana fa un concerto negli USA allora « ha conquistato l’America » salvo poi dimostrare il loro complesso d’inferiorità verso qualunque artista anglosassone ad ogni piè sospinto.
E’ vero che la scena italiana ultimamente sembra un po’ sottosviluppata, ma questo non dipende tanto dai musicisti o dai produttori, quanto dalla mancanza di spazi per i soggetti privati che vogliano agire su terreni un po’ più avanzati della house triviale del sabato sera.
Gli spazi alternativi sono tutti gestiti dalle istituzioni che hanno creato una specie di mafia alternativa. Quindi o la ribongia dei burini per fare cassetta oppure lo spazio culturale con tessera per sentirsi chic and very nice. Tutto questo crea pochi stimoli.

-Cosa usi per creare i tuoi brani?

Il computer naturalmente. Per comporre uso Cubase SX3 su windows XP, per fare il DJ uso Ableton Live. Ho alcuni synts analogici come il Korg Mono-Poly e l’SH101, indispensabili per creare sonorità electro e altri aggeggi analogici come il filtro Shermann o la mbase jomox. Uso anche qualche plug-in synts, ma con cautela perchè in ogni caso tendono sempre a suonare come un’imitazione di qualche cosa. Devo sempre distorcerli o filtrarli o anche passarli da un nastro analogico per renderli un po’ più realistici.

-Recentemente è uscito su Creme Organization <<The Dark Side Of The Spoon>>. Altri progetti ?

Ho un album in uscita. E’ piuttosto fuori dal coro minimal-electro-house che imperversa adesso, quindi lo farò uscire con tutta calma. Per il resto mi sto dedicando a vari remixes.
Uscirà sempre per crème organization « made in China » con un remix anche di Orgue Electronique. Sto progettando anche una riedizione di problèmes d’amour che verrà distribuita da Clone.

-Quali sono le label più interessanti secondo te?

Sono così tante, ci vogliono pagine e pagine per elencarle. Io poi sono più interessato agli artisti che alle labels di cui spesso non ricordo neanche il nome. Infatti compro i dischi, li registro su computer e poi li seppellisco nello scaffale e non li guardo più, e non indico la label nel nome del file audio. Quindi citerò solo le labels di gente che conosco :
Prima di tutto « Pigna-Nature Records-Finalfrontier » di Marco Passarani, Francisco e Mario. Poi la già citata Crème, Goodlife di The Hacker, Scatologics, Metro Area, Hot Banana di Kiko, la N.E.W.S., Bpitch control etc.

-Ti ringrazio, l'intervista è finita...Ultima domanda: cosa ne pensi di Violent Feelings?

Fa sempre piacere vedere gente che ha una passione genuina per la musica
 
 



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